
Omnia vincit amor et nos cedamus amori. Basterebbe forse questa citazione virgiliana per riassumere l’essenza della seconda raccolta poetica di Blanco; ma tale assunto non terrebbe conto di ulteriori e importanti fattori. Ad una prima lettura si rileverà senz’altro l’ideale continuazione che lega con un fil rouge i nuovi versi a quelli dell’opera prima dell’autore: la presenza costante del mare e la musica che s’intravede in filigrana. E tuttavia il panorama poetico si arricchisce e si allarga, abbracciando nuovi orizzonti e stati d’animo, sentimenti e sensazioni. Innanzitutto la parola che diventa muta, il “rumore del silenzio” che squarcia il velo dell’apparenza. Un silenzio a volte cupo, a volte contemplativo. La natura e la bellezza del creato espressa attraverso la fede; gli affetti più cari all’autore tratteggiati con un delicato tratto di penna. E poi il tempo che scandisce il ritmo dei sentimenti e diventa attesa, riflessione, “per capire e accettare ciò che il cuore già sa”. E, infine, l’amore quel sentimento che vince su tutto, anche sull’orgoglio. È l’amore, infatti, in ultima istanza, il motore primo che muove questi rinnovati versi di Blanco. È in questo mare d’amore che trova spazio il racconto della frana che il 25 gennaio 2026 ha sconvolta la città di Niscemi e l’anima del poeta. Un evento davvero drammatico e vissuto così intensamente che il poeta ha tradotto con immagini poetiche: la memoria, la nostalgia, il dolore, l’amore smisurato per la propria città impregnano i versi di questa nuova raccolta.
Francesco Blanco, con Tra le pieghe del silenzio custodisco i miei ricordi, offre un’opera che si distingue per profondità e grazia espressiva. Già dall’introduzione si percepisce la cifra stilistica dell’autore: parole meditate, dense, capaci di aprire uno spazio intimo in cui il lettore è invitato a entrare con rispetto e partecipazione. È un inizio che non è solo presentazione, ma dichiarazione d’intenti, quasi un sussurro che prepara all’ascolto di ciò che seguirà. La sinossi, elegante e carica di significato, riesce a racchiudere l’essenza dell’opera senza svelarla del tutto, lasciando intravedere quel mondo fatto di frammenti di mare, ricordi custoditi e silenzi che parlano più delle parole. In essa si avverte già il respiro della memoria, il legame con la terra natale e l’eco degli eventi che l’hanno segnata, come la frana che ha colpito Niscemi, trasformata in simbolo di fragilità e resilienza. Nel complesso, Blanco dimostra una maturità espressiva notevole: ogni elemento del libro, dall’introduzione alla sinossi, fino ai versi, contribuisce a costruire un percorso coerente e coinvolgente. Conoscere l’autore rende tutto questo ancora più significativo, perché permette di cogliere la sincerità e l’urgenza che animano la sua scrittura. È davvero un privilegio poter leggere e riconoscere un talento così autentico, che meriterebbe una risonanza ben più ampia.
Francesco Blanco, con Tra le pieghe del silenzio custodisco i miei ricordi, firma un’opera che sa di sale, vento e memoria. In questa seconda raccolta, la poesia si muove come onde leggere: porta con sé frammenti di mare, immagini sospese tra sogno e realtà, e ricordi custoditi con una delicatezza rara. Le pagine vibrano di un legame profondo con la sua terra, e Niscemi emerge come un luogo dell’anima, segnato ma vivo. La frana che ha colpito il paese non è solo un evento narrato, ma diventa una ferita condivisa, trasformata in parola poetica, in eco che risuona tra i versi. Blanco riesce a intrecciare dolore e bellezza, creando una narrazione intima e universale allo stesso tempo. Lo stile è limpido, evocativo, capace di accarezzare il lettore e poi colpirlo con immagini improvvise e potenti. Si percepisce chiaramente quanto ogni parola sia scelta e custodita, come se appartenesse a un tempo prezioso e fragile. Conoscere personalmente l’autore rende questa lettura un privilegio ancora più grande: si riconosce la sua autenticità, la sua sensibilità, e un talento che meriterebbe senza dubbio una visibilità più ampia, anche nei contesti televisivi. Un’opera intensa e sincera, che lascia il segno e invita a tornare tra le sue pagine.
Francesco Blanco, con la sua seconda opera Tra le pieghe del silenzio custodisco i miei ricordi, conferma una voce poetica intensa e profondamente radicata nella memoria e nel territorio. Questo libro è molto più di una raccolta: è un viaggio emotivo che attraversa il silenzio, la perdita e l’identità, restituendo al lettore immagini vive e autentiche. Particolarmente toccante è il modo in cui l’autore riesce a dare eco e voce a Niscemi, trasformando il paese natio in un luogo dell’anima, sospeso tra nostalgia e resistenza. La frana che ha colpito il territorio diventa simbolo potente di fragilità, ma anche di appartenenza e resilienza. Blanco non si limita a raccontare un evento: lo interiorizza, lo trasfigura e lo restituisce in versi che colpiscono per la loro sincerità. Lo stile è evocativo, delicato ma incisivo, capace di parlare direttamente al cuore del lettore senza mai risultare forzato. Le parole sembrano davvero “custodite” tra le pieghe del silenzio, pronte a emergere con tutta la loro carica emotiva. Un’opera davvero favolosa, che merita attenzione e che conferma Francesco Blanco come una voce autentica e significativa nel panorama poetico contemporaneo.
Oggi mi è arrivata la copia del secondo libro di poesie scritto dal mio amico Francesco Blanco. Ho avuto il privilegio di assistere alla nascita di questo libro giorno dopo giorno, poesia dopo poesia. Ho visto le parole prendere forma, crescere, cambiare per evolversi, prendere voce. È stato qualcosa di davvero speciale. Questo secondo libro è un passo avanti enorme: più consapevole e maturo, più intenso. Dentro ci sono evoluzione, coraggio, tanta anima e anche molto di Niscemi. Poeti e scrittori hanno il grande potere di esprimere, sintetizzare, fermare ciò che altrimenti scivolerebbe via, dare un nome a quello che spesso non riusciamo a dire, creare connessioni profonde anche nel silenzio. È uno spazio in cui trovarsi, e a volte scoprirsi. L’invito alla lettura è doveroso. La dedica, poi, è tutto ciò che ogni amico vorrebbe sentirsi dire. Sono felice e fiero di te, Francesco. Ti auguro che non sia un punto di arrivo ma un nuovo inizio.
Francesco Blanco firma un’opera intensa e profondamente umana con Tra le pieghe del silenzio custodisco i miei ricordi, un libro che non si limita a raccontare, ma riesce a far sentire, quasi fisicamente, il peso e la delicatezza della memoria. Attraverso una scrittura evocativa e sincera, l’autore ci accompagna nelle storie di Niscemi, dando voce a una comunità segnata ma non spezzata. Il cuore pulsante del libro è il racconto del 25 gennaio 2026, una data che resta impressa come una ferita collettiva: la frana che ha sconvolto il paese diventa simbolo di fragilità, ma anche di resilienza. Blanco dimostra una straordinaria capacità di trasformare il dolore in narrazione condivisa, intrecciando ricordi personali e memoria collettiva con grande sensibilità. Le sue parole non cercano mai l’effetto facile, ma colpiscono in profondità proprio per la loro autenticità. Questo libro è molto più di una testimonianza: è un atto d’amore verso la propria terra e la propria gente. Una lettura che tocca l’anima, che invita alla riflessione e che lascia un segno duraturo in chiunque vi si avvicini.
Tra le pieghe del silenzio custodisco i miei ricordi, e tra le tue pagine ritrovo echi che sanno di anima e verità. Il tuo secondo volume di poesia affascina già dal titolo, promettendo al lettore un viaggio profondo e autentico, reso ancora più intenso da quell’immagine elegante che richiama il nostro amato belvedere di Niscemi, oggi silenzioso ma vivo nella memoria. Congratulazioni di cuore, carissimo Francesco, e alla casa editrice BookSprint Edizioni per aver dato voce a tanta bellezza.”