
“Ho timbrato il cartellino” è il racconto intimo e autentico di un percorso di crescita, in cui sogni e realtà si intrecciano senza filtri. Da bambina, davanti allo specchio, bastava un asciugamano in testa per sentirsi invincibile: era il simbolo di un futuro tutto da conquistare, di una forza silenziosa che alimentava desideri e aspettative, tutti custoditi in un cassetto. Poi arriva la vita adulta, con le sue scelte concrete. L’approdo al “posto pubblico”, apparentemente stabile e rassicurante, si rivela invece un terreno complesso, fatto di dinamiche diverse, e un senso sottile di distanza rispetto a quei sogni originari. Nasce così un conflitto interiore. Tra dubbi, riflessioni e momenti di smarrimento, l’autrice intraprende un viaggio interiore che la porta a una consapevolezza profonda: non è il luogo a definire chi siamo, ma i valori che scegliamo di portare con noi ogni giorno. Dietro una scrivania, dentro un sistema che sembra lontano da ciò che avevamo immaginato, è possibile restare autentici. Una storia che parla a chiunque abbia sognato, scelto, esitato. E che ricorda, con delicatezza e forza, che la vera realizzazione è trovare il modo di vivere i propri ideali ovunque ci si trovi, qualunque scelta si faccia. E cosi timbrare il cartellino non è una resa ma un modo diverso di restare ancorati ai sogni custoditi nel cassetto e alla bambina che con un asciugamano in testa davanti allo specchio immaginava il proprio futuro.